
La domanda più gettonata quando qualcuno ha subito un infortunio – che sia stato causato da un incidente stradale, un errore medico o da un cinghiale troppo audace – è:
“Avvocato, quanto mi spetta?”
Ecco, non c’è domanda più difficile e più legittima al tempo stesso.
Ma partiamo dall’inizio.
Quando si parla di lesioni alla persona, entriamo nel magico mondo del danno non patrimoniale, che è un po’ come il menu degustazione di uno stellato: tante portate, tutte complesse.
Dentro il danno non patrimoniale troviamo tre voci principali:
Oggi ti spiego in lingua comune che cosa sono e come si calcolano.
Il “legalese” lo lasciamo a casa.
Che cos’è il danno biologico?
Detto semplice: è il danno alla salute. Punto.
Può essere fisico o psichico, ma deve essere certificato da un medico legale.
Non importa se ti ha fatto perdere lavoro o meno: basta che ti abbia compromesso la salute.
Come si calcola?
Con delle tabelle in cui ci sono le percentuali di invalidità e l’età del danneggiato.
Microlesione? Parliamo di un 2%, 5%, 8% di invalidità.
Macrolesione? Dal 10% in su fino al 100%.
Più la lesione è grave, più aumenta la percentuale, e più cresce il risarcimento.
Non è tutto: si tiene conto anche dell’invalidità temporanea, cioè di quanto ci hai messo per recuperare, ossia guarire.
Ogni giorno al 100% di invalidità (allettato, imbustato, ingessato), ti vale:
piano piano l’invalidità scema, quindi anche la somma a cui hai diritto, fino a quando non verrai dichiarato clinicamente guarito
E il danno morale?
Il danno morale è la ferita dell’anima.
Non è poesia, è legge:
è lo sconvolgimento emotivo, l’angoscia, la paura, la vergogna, la tristezza che ti lascia addosso un evento grave.
Non serve che ti venga una patologia riconosciuta, basta che stai male dentro.
Esempio:
Se perdi un parente in un incidente causato da altri, anche se tu non hai un graffio, hai diritto a essere risarcito per il dolore provato.
E il danno esistenziale?
Questo è il meno capito e il più insidioso.
Non si vede, ma si sente.
È quel peggioramento della qualità della vita che segue a un evento traumatico.
Esempio:
Eri uno sportivo, amavi il trekking, i viaggi, il padel …
Ora ti muovi poco, eviti la compagnia, non riesci a prenderti cura dei figli.
Non sei più tu.
E questo ha un valore. Anche davanti al giudice.
Tutte queste voci non si sommano a caso.
Devono essere provate, documentate, argomentate con competenza.
Il mio lavoro è proprio questo: tradurre tutto quello che hai subito in un risarcimento degno, evitando le sorprese e i risarcimenti da discount.
Quindi la risposta alla domanda “Quanto mi spetta?” è:
Dipende.
Ma se vuoi, lo scopriremo insieme. E ci assicureremo che sia il massimo possibile.
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CHI SONO E COSA FACCIO.
Io sono l’avv. Igino Cappelli e mi occupo di responsabilità e risarcimento del danno.
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Avv. Igino Cappelli