

L’investimento di un pedone è uno degli incidenti più gravi e, giustamente, la legge parte da una presunzione molto severa: la responsabilità del conducente è presunta al 100%, ai sensi dell’art. 2054, comma 1, del codice civile.
Ma esiste una via d’uscita per l’automobilista? Sì, esiste. E la Cassazione, con l’ordinanza n. 20792 del 23 luglio 2025, ne traccia i confini con molta precisione.
Per ottenere l’integrale esonero dalla responsabilità, il conducente deve dimostrare due cose contemporaneamente. Non una sola, ma entrambe.
La prima: il pedone deve aver tenuto una condotta imprevedibile e anormale, tale da porre l’investitore nell’oggettiva impossibilità di avvistarlo e, comunque, di osservarne tempestivamente i movimenti. Non basta che il pedone abbia attraversato fuori dalle strisce: deve averlo fatto in modo del tutto imprevedibile.
La seconda: il conducente deve aver osservato tutte le norme della circolazione stradale e quelle di comune prudenza e diligenza. In particolare, deve aver regolato la velocità del veicolo fino ad assicurare la possibilità del suo completo arresto nel caso in cui si fosse presentato un ostacolo.
Se manca anche solo una di queste due condizioni, l’esonero totale non scatta. L’automobilista potrà al massimo ottenere una riduzione del risarcimento per concorso di colpa del pedone, ma non l’esclusione completa della responsabilità.
È un principio che bilancia la tutela del pedone — utente debole per definizione — con il diritto dell’automobilista a non essere ritenuto responsabile di eventi che non poteva in alcun modo prevenire.
Corte Suprema di Cassazione – Sezione Terza Civile – Ordinanza n. 20792 del 23 luglio 2025
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Avv. Igino Cappelli