

Lo diciamo ai bambini fin da quando sono piccoli: “Metti la cintura”. E poi, da adulti, quanti di noi la ignorano? Soprattutto sui sedili posteriori, dove si ha la sensazione — sbagliata — di essere al sicuro.
La Cassazione, con la sentenza n. 26723 del 4 ottobre 2025, affronta un caso emblematico: un grave sinistro stradale in cui la trasportata, seduta sul sedile posteriore, non indossava le cinture di sicurezza e ha riportato lesioni gravissime. La Corte d’appello le aveva addebitato un concorso di colpa del 90%.
La Suprema Corte ha ribaltato questo ragionamento, partendo da un principio fondamentale: il conducente è tenuto a controllare, prima di iniziare o proseguire la marcia, che questa avvenga in conformità delle normali regole di prudenza e di sicurezza. Compreso esigere che il trasportato indossi la cintura.
Questo significa che il mancato uso delle cinture da parte del trasportato non è una colpa che ricade esclusivamente su quest’ultimo. Il conducente ne è corresponsabile, perché è lui che deve assicurarsi che tutti i passeggeri siano allacciati prima di mettersi in marcia.
Nel caso specifico, la Corte d’appello aveva attribuito quasi tutta la colpa alla trasportata senza nemmeno comparare la sua condotta con quella del conducente — che aveva perso il controllo del veicolo ad alta velocità, finendo fuori strada. Un errore metodologico che la Cassazione ha censurato: il concorso di colpa va determinato comparando le due condotte e valutando quale sia stata più grave e quale abbia avuto il contributo causale prevalente.
Morale della favola: allacciate le cinture. Sempre. E se siete alla guida, assicuratevi che tutti i passeggeri facciano lo stesso. Perché la legge vi ritiene responsabili anche di questo.
Corte Suprema di Cassazione – Sezione Terza Civile – Sentenza n. 26723 del 4 ottobre 2025
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Avv. Igino Cappelli