

Chi guida lo sa: quando vedi un’auto che invade la tua corsia, la prima cosa che pensi è “ma questo è pazzo”. E subito dopo: “la colpa è tutta sua”.
Ecco, la Cassazione ci dice che non è necessariamente così. E lo fa con un’ordinanza che merita attenzione, perché tocca uno dei punti più delicati della responsabilità stradale: quando uno dei due conducenti invade la corsia opposta, ha davvero torto al 100%?
La risposta è: dipende.
Il caso esaminato dalla Suprema Corte riguardava un sinistro in cui un veicolo aveva effettivamente invaso la corsia opposta. Ma c’era un dettaglio tutt’altro che trascurabile: anche l’altro conducente non stava esattamente dove avrebbe dovuto stare. Procedeva in prossimità della linea di mezzeria, in violazione dell’obbligo di tenere la “stretta destra” previsto dall’art. 143 del Codice della Strada.
E qui entra in gioco un concetto tanto tecnico quanto intuitivo: lo “spazio di schivata”. Se io non mi tengo sulla destra, riduco lo spazio disponibile per evitare un impatto. In una strada a visibilità limitata, questo può fare la differenza tra un incidente evitato e uno che finisce male.
La Cassazione ha quindi ribadito che l’invasione della corsia opposta, pur essendo una condotta grave, non è automaticamente causa esclusiva e assorbente del sinistro. Se anche l’altro conducente ha tenuto un comportamento colposo — come marciare troppo vicino alla mezzeria — allora la presunzione di corresponsabilità di cui all’art. 2054, comma 2, c.c. non viene superata.
Tradotto in parole semplici: se entrambi i conducenti hanno sbagliato, la colpa va divisa. E il fatto che uno dei due abbia commesso un errore più appariscente (invadere la corsia) non cancella l’errore dell’altro (non stare sulla propria destra).
È un principio importante, perché nella pratica si tende a semplificare: chi invade la corsia ha torto, punto. La realtà è più sfumata e la giurisprudenza lo conferma.
Corte Suprema di Cassazione – Sezione Terza Civile – Ordinanza n. 6407 del 18 marzo 2026
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Avv. Igino Cappelli