

Il tema è delicatissimo: un medico non diagnostica una malformazione fetale. La madre non ha avuto la possibilità di scegliere. Il bambino nasce con una condizione che la famiglia non era preparata ad affrontare.
La Cassazione, con l’ordinanza n. 22578 del 4 agosto 2025, stabilisce un principio che amplia l’orizzonte del risarcimento: i danni risarcibili in caso di lesione del diritto all’autodeterminazione della gestante non si limitano a quelli correlati alla nascita indesiderata.
Cosa significa in pratica? Che il risarcimento può comprendere anche i danni connessi alla perdita della possibilità di predisporsi consapevolmente alla nascita. Per esempio: il mancato ricorso tempestivo a un supporto psicoterapeutico, la mancata organizzazione della propria vita in modo compatibile con le future esigenze di cura del figlio.
La Corte, tuttavia, pone una condizione importante: questi danni devono essere stati allegati e provati, anche in forma presuntiva. E nel ricorso per cassazione, in ragione del principio di specificità, bisogna dimostrare che la relativa domanda è stata formulata e coltivata nelle fasi di merito.
È un principio che riconosce una realtà umana profonda: sapere in anticipo che tuo figlio avrà bisogno di cure particolari non cambia solo la scelta di portare avanti la gravidanza. Cambia il modo in cui ti prepari, organizzi la tua vita, affronti emotivamente ciò che ti aspetta. E il medico che ti toglie questa possibilità con la sua omissione, risponde anche di questo.
Corte Suprema di Cassazione – Sezione Terza Civile – Ordinanza n. 22578 del 4 agosto 2025
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Avv. Igino Cappelli