

C’è un luogo comune secondo cui, quando la Pubblica Amministrazione occupa il tuo terreno, non c’è niente da fare. “È lo Stato”, ti dicono, come se questo bastasse a chiudere la questione.
Non è così. E la Cassazione, con l’ordinanza n. 26742 del 4 ottobre 2025, lo conferma con estrema chiarezza.
Il caso è questo: la Pubblica Amministrazione occupa un bene immobile privato senza decreto di esproprio, oppure con un decreto che viene successivamente annullato. Cosa succede?
Succede che l’occupazione diventa illegittima. E l’illecito ha natura permanente: dura finché dura l’occupazione. Questo significa che il privato può agire in qualsiasi momento, perché la prescrizione non decorre finché l’occupazione continua.
C’è un punto particolarmente rilevante: anche se nel frattempo la PA ha realizzato un’opera pubblica sul terreno occupato, questo non determina il passaggio di proprietà in capo all’Amministrazione. L’opera pubblica non “espropria” di fatto il terreno. La proprietà resta del privato.
E il privato ha davanti a sé due strade: può chiedere la restituzione del bene — e sì, anche se sopra c’è un’opera pubblica — oppure può optare per il risarcimento del danno, pari al valore del bene al momento della domanda. In quest’ultimo caso, la scelta implica una rinuncia implicita al diritto di proprietà.
Un principio importante da conoscere, specialmente per chi vive in territori dove la PA ha l’abitudine di prendere prima e regolarizzare poi. O, peggio, di non regolarizzare affatto.
Corte Suprema di Cassazione – Sezione Prima Civile – Ordinanza n. 26742 del 4 ottobre 2025
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Avv. Igino Cappelli