

Sapete cos’è il “danno fisiognomico”? È quello che, con un termine più comprensibile, potremmo chiamare danno estetico. Riguarda le lesioni che alterano l’aspetto fisico di una persona: una cicatrice al volto, una deformazione, una menomazione visibile.
La domanda giuridica è: questo danno va risarcito separatamente dal danno biologico, o ne fa parte?
La Cassazione, con l’ordinanza n. 26670 del 3 ottobre 2025, conferma un principio consolidato ma aggiunge una sfumatura importante: la lesione dell’integrità fisionomica è una componente del danno biologico. Il giudice deve tenerne conto nella liquidazione complessiva del danno alla salute.
Ma — e qui sta la sfumatura — questo non significa che il giudice non possa procedere a una liquidazione separata. Può farlo, se ritiene che sia il modo migliore per adeguare il risarcimento all’effettiva entità del pregiudizio. Non è un obbligo, è una facoltà.
In pratica, il messaggio è: il danno estetico non sparisce dentro il contenitore generico del danno biologico. Il giudice deve guardarlo, valutarlo e, se necessario, dargli un peso autonomo nella quantificazione del risarcimento.
È un principio che interessa chiunque abbia subito lesioni che hanno lasciato segni visibili. Perché l’impatto di una cicatrice sul volto di una persona non si misura solo in punti percentuali di invalidità: ha un peso sulla vita di relazione, sull’autostima, sulla quotidianità.
Corte Suprema di Cassazione – Sezione Terza Civile – Ordinanza n. 26670 del 3 ottobre 2025
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Avv. Igino Cappelli