

Hai un cavo FiberCop che passa sulla tua facciata, sopra il cortile, attaccato al muro di casa. Vuoi farlo spostare. Hai sentito dire che basta chiamare il numero verde, oppure che esiste un portale online, oppure che devi pagare migliaia di euro. Tre cose ti hanno detto, tre cose diverse, e nessuna funziona.
Mettiamo ordine. Lo spostamento dei cavi FiberCop è una procedura precisa: c’è un canale ufficiale per chiederlo, ci sono tempi reali (non quelli scritti nei comunicati stampa) e c’è una regola giuridica che decide chi paga. Spoiler: nella maggior parte dei casi non sei tu.
Cos’è successo: da Telecom a FiberCop.
Fino a qualche anno fa la rete telefonica fissa italiana — pali, cavi, centrali, pozzetti — era di Telecom Italia (oggi TIM). Dal 2022 la rete d’accesso è stata trasferita a una società separata, FiberCop S.p.A., partecipata da TIM e da fondi infrastrutturali. In termini pratici: se hai un palo o un cavo “del telefono” sul tuo terreno o sulla tua facciata, oggi il proprietario di quel palo è quasi sempre FiberCop, non più TIM.
Per te cambia un dettaglio concreto: il soggetto a cui rivolgerti per chiedere lo spostamento. La sostanza giuridica — cioè chi paga e cosa puoi pretendere — è esattamente la stessa di prima.
Chi paga davvero: la regola che tutti dimenticano.
Veniamo al punto che vale di più.
La domanda “chi paga lo spostamento dei cavi FiberCop” ha una risposta semplice:
Se FiberCop (o TIM prima di lei) ha installato il cavo senza un titolo formale — cioè senza il tuo consenso scritto e senza un atto amministrativo che imponga la servitù — e sulla parete ci sono delle aperture (finestre, portoni ecc.), lo spostamento o la rimozione sono a carico del gestore della rete, non tuoi. Anzi: se negli ultimi dieci anni hai pagato qualcosa che non era dovuto, puoi chiedere il rimborso.
E se i lavori bloccano un cantiere?
C’è un’ipotesi specifica che si presenta sempre più spesso, soprattutto con i bonus edilizi degli ultimi anni: i cavi sulla facciata impediscono la posa del cappotto termico, oppure i pali bloccano un ampliamento autorizzato. In questi casi, anche dove la servitù esiste e ha titolo, lo spostamento è dovuto e i costi restano in capo al gestore quando l’intervento del proprietario è giustificato da necessità o sicurezza.
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CHI SONO E COSA FACCIO
Dal novembre 2013 esercito la professione forense come titolare dello Studio Legale Cappelli, occupandomi stabilmente di contenzioso civile e penale, responsabilità sanitaria, infortunistica, procedure esecutive mobiliari e immobiliari, contenzioso in materia di infrastrutture di telecomunicazione.
Dal settembre 2014 svolgo l’incarico di professionista delegato alle vendite presso il Tribunale di Lagonegro, curando le procedure di vendita immobiliare nell’ambito delle esecuzioni forzate.
Dal dicembre 2019 sono iscritto quale gestore della crisi da sovraindebitamento del consumatore e dell’impresa presso l’Organismo di Composizione della Crisi (OCC) costituito presso il foro di Lagonegro.
Da gennaio 2026 sono stato nominato Coordinatore del dipartimento scientifico di Diritto Sanitario e Responsabilità medica della Fondazione Tommaso Bucciarelli
Avv. Igino Cappelli