
Molto spesso, soprattutto quando il sinistro è accaduto da poco tempo, la frase che mi sento dire più di tutte è la seguente: <<Avvocato, a me non interessano i soldi, voglio solo giustizia!>> che tradotto in altre parole potrebbe essere: <<Non mi importa di quanto prendo io, ma mi interessa soprattutto che chi mi ha causato questi danni, la paghi cara!>>.
Chiariamo subito una cosa: nel nostro ordinamento la giustizia non ha un fine vendicativo, bensì ha un fine riparatorio e rieducativo, volto cioè a ristabilire l’equilibrio violato e a prevenire la reiterazione del comportamento illecito, non a punire per spirito di rivalsa.
Quindi, se cerchi nell’avvocato l’esecutore della tua vendetta, stai sbagliando di grosso. E sbagliano anche quei colleghi che fomentano le pretese del cliente, anche se assurde.
Nel mio studio, molto spesso, mi sentirai dire: <<Questo che chiedi, non si può fare>> e pazienza se il mio assistito ci rimane male, ma io devo tutelare i suoi diritti, non devo difendere le sue ragioni a prescindere.
Chiarito questo aspetto, quando il danneggiato elabora l’informazione e capisce che non può ottenere vendetta, mi fa la seconda domanda più gettonata: “Avvocato, quanto mi spetta?”
Ecco, non c’è domanda più difficile e legittima al tempo stesso, ma cerchiamo comunque di far chiarezza.
In questo caso, parliamo di danno non patrimoniale. Rientra nel danno non patrimoniale il danno biologico, il danno morale e il danno esistenziale.
Se non puoi leggere, ne parlo anche nell’episodio n. 4 del mio podcast Better Call Igino (1^ stagione); di seguito, ho inserito il link dove puoi ascoltarlo.
In alternativa, ho condensato in pochi punti tutto quello che serve sapere sull’argomento nelle righe che seguono.
Per calcolare il risarcimento del danno biologico, bisogna conoscere le informazioni che ti darò di seguito.
Facciamo un gioco: prima ti do la definizione giuridica delle varie voci di danno e poi la traduco in lingua comune.
Devi sapere, infatti, che noi operatori del diritto abbiamo un pessimo modo di esprimerci, perché vogliamo rendere tutto astratto, per far rientrare in una data categoria più condotte possibili, ma così facendo, seguire i nostri ragionamenti, diventa veramente difficile … anche per gli addetti ai lavori. A volte è più facile decifrare un testo in aramaico antico che una sentenza della Corte di Cassazione.
E non lo dico io, lo diceva Italo Calvino. Lo scrittore italiano definiva il linguaggio burocratico (e quindi anche quello giuridico) “antilingua” e “terrore semantico”.
Ma bando alle ciance, Che cos’è il danno biologico?
Il danno biologico è una categoria di danno risarcibile in ambito civile che consiste nella lesione dell’integrità psicofisica della persona, suscettibile di accertamento medico-legale, indipendentemente dalla sua incidenza sulla capacità di produrre reddito.
Viene liquidato mediante apposite tabelle, che tengono conto del grado di invalidità e dell’età del danneggiato, con possibilità di personalizzazione in presenza di circostanze eccezionali.
Tradotto in parole semplici, il danno biologico è quello che deriva da una lesione alla salute (fisica o psichica) della persona. Per calcolarlo, si usano delle tabelle che vanno dall’uno al nove per cento per le c.d. microlesioni e dal dieci al cento per cento per le c.d. macrolesioni.
Più è grave il danno, più è alta la percentuale da attribuirgli; più è alta la percentuale e più alto è il risarcimento.
Attenzione! Il danno biologico tiene conto anche dell’invalidità temporanea, ossia degli effetti “temporanei” della lesione sulla salute della persona. Per ogni giorno in cui si è invalidi al 100%, ossia si è allettati e non si è in grado di fare nulla, è previsto un indennizzo € 54,80 per le microlesioni e tra € 96,00 e € 145,00 per le macrolesioni.
Che cosa sono il danno morale e il danno esistenziale?
Al danno biologico come lo abbiamo così definito e calcolato devono essere aggiunte altre due voci di danno, che rientrano nella categoria più grande di danno “non patrimoniale”.
Sto parlando del danno morale e del danno esistenziale (prima scrivo le definizioni in “legalese” e poi le rendo masticabili).
Il danno morale è il pregiudizio soggettivo che si concreta in uno stato di sofferenza interiore, turbamento d’animo, dolore psichico, ansia o paura, provocati da un fatto illecito. È tipicamente associato a reati (art. 2059 c.c.), ma può essere riconosciuto anche in ambito extracontrattuale per gravi lesioni di diritti della persona.
Definizione giurisprudenziale (Cass. civ., Sez. Un., n. 26972/2008):
“Il danno morale è un pregiudizio temporaneo o permanente che si manifesta sotto forma di dolore, vergogna, disistima di sé, paura, ansia, disperazione, che altera l’equilibrio psichico-emotivo della persona, anche in assenza di patologie clinicamente accertabili.”
Il danno esistenziale consiste nel peggioramento delle abitudini di vita, delle relazioni interpersonali, familiari, sociali o lavorative del soggetto, che deriva da un fatto illecito. Si distingue dal danno morale per il suo contenuto oggettivo e relazionale, e dal danno biologico per l’assenza di una lesione psico-fisica accertabile medicalmente.
Definizione giurisprudenziale (Cass. civ., Sez. Un., n. 26975/2008):
“Il danno esistenziale è il pregiudizio che incide negativamente, in modo apprezzabile, sulle abitudini di vita e sulle relazioni dinamico-relazionali del soggetto, determinando un’alterazione significativa e non momentanea del suo modo di essere e di vivere.”
Tradotto in parole semplici:
Danno Morale:
È il dolore interiore che una persona prova a causa di un evento ingiusto o traumatico.
Parliamo di sentimenti come paura, angoscia, tristezza profonda, umiliazione, vergogna, che colpiscono l’equilibrio emotivo, anche se non causano una vera e propria malattia.
Esempio:
Una persona che perde un familiare in un incidente causato da altri può provare un grande dolore, anche senza essere fisicamente ferita.
Danno Esistenziale:
È il cambiamento negativo della vita quotidiana di una persona dopo un evento dannoso.
Significa che, dopo il fatto, la persona non riesce più a vivere come prima: non può svolgere attività abituali (sport, hobby, vita sociale), oppure i suoi rapporti familiari e lavorativi peggiorano.
Esempio:
Una persona rimasta invalida dopo un incidente non può più uscire con gli amici, viaggiare o occuparsi dei figli come prima. Anche se non ha dolore fisico continuo, la sua vita è peggiorata in modo evidente.
Spero che queste informazioni ti porteranno a prendere con più consapevolezza le tue scelte.
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Avv. Igino Cappelli