Diffamazione online: tutela della reputazione e risarcimento del danno

Cosa fare quando la tua reputazione viene attaccata su web e social: come si prova la diffamazione, come si quantifica il danno e come si chiede il risarcimento.

Domande frequenti sulla diffamazione online

1Che cos'è la diffamazione online?

È l'offesa alla reputazione di una persona comunicata ad almeno due soggetti, quando l'interessato non è presente e non può replicare (art. 595 c.p.). Online il requisito della pluralità di destinatari è quasi sempre soddisfatto: un post o un commento raggiunge per sua natura più persone.

2Un'offesa su Facebook o Instagram è più grave?

Il codice penale considera più grave l'offesa arrecata con la stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità (art. 595, comma 3). I social non sono "stampa" in senso tecnico, ma la giurisprudenza li fa rientrare tra gli altri mezzi di pubblicità, perché idonei a raggiungere un numero indeterminato di persone.

3Quanto si può ottenere come risarcimento?

Non esiste un importo fisso: la liquidazione avviene in via equitativa sulla base della diffusione del contenuto, della gravità dell'offesa e della posizione della persona offesa. L'Osservatorio sulla Giustizia Civile di Milano ha elaborato uno schema con cinque fasce di gravità, da alcune migliaia fino a oltre 50.000 euro nei casi più gravi: parametri indicativi, non tariffe automatiche.

4Il risarcimento è automatico una volta dimostrata l'offesa?

No. Il danno alla reputazione non è "in re ipsa": va allegato e provato. Rilevano le conseguenze concrete dell'offesa presso il pubblico, non il semplice dispiacere personale di chi si sente colpito.

5Come si prova una diffamazione online?

Occorre documentare il contenuto offensivo, la sua pubblicazione e la riferibilità a un autore, oltre agli elementi che incidono sul danno. Lo screenshot con testo, profilo, URL e data è un primo elemento utile; nei casi più rilevanti la prova va conservata con modalità più solide, perché i contenuti digitali possono essere rimossi o alterati.

6Qual è la prima cosa da fare?

Mettere in sicurezza la prova prima di qualunque reazione. Una risposta impulsiva o la cancellazione affrettata rischiano di disperdere proprio gli elementi su cui si fonderà la richiesta di risarcimento.

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