
La Basilicata è tra i territori italiani più interessati dallo sviluppo di eolico e fotovoltaico. È una buona notizia per l’energia del Paese, ma porta con sé un effetto molto concreto per chi possiede terra: sempre più fondi — agricoli e non — si ritrovano attraversati dalle linee di connessione o interessati da parti di questi impianti. Spesso si tratta di proprietari che con il mondo dell’energia non avevano mai avuto niente a che fare.
Quando un impianto viene autorizzato, le sue linee di connessione e le opere collegate possono essere dichiarate di pubblica utilità. È questo che consente loro di attraversare i terreni privati sotto forma di servitù.
È importante partire dall’inizio.
Le centrali elettriche devono portare l’energia prodotta a chi ne fa richiesta, mediante il passaggio di un elettrodotto, ossia si una linea elettrica, su terreni che non gli appartengono. In altre parole, le centrali elettriche si servono dei fondi altrui per condurre l’elettricità altrove.
Pertanto, se sul tuo terreno passa una linea elettrica — un traliccio, dei cavi aerei, oppure un cavo interrato — con ogni probabilità quel passaggio si regge su quella che il diritto chiama servitù di elettrodotto e tu dovrai sopportarne il passaggio e anche l’accesso da parte degli operatori per la manutenzione ordinaria e straordinaria.
Hai notato il dettaglio? Ho parlato di probabilità e non di certezza, perché capita più spesso di quanto immagini che la servitù non sia stata riconosciuta in favore della centrale elettrica, per cui il passaggio della linea elettrica costituisce un illecito.
Da ciò ne deriva che hai la possibilità non solo di chiedere un risarcimento del danno per tutto il fastidio che tale linea ti ha arrecato, ma puoi anche chiederne la rimozione!
Infatti, se l’art. 1056 del codice civile stabilisce che ogni proprietario è tenuto a dare passaggio per i suoi fondi alle condutture elettriche, il Testo Unico sulle acque e sugli impianti elettrici (R.D. 1775/1933) chiarisce che l’obbligo del proprietario di dare passaggio esiste solo quando il gestore abbia ottenuto l’autorizzazione dall’autorità competente. Senza questa autorizzazione, la centrale elettrica non ha diritto di piazzare un bel niente sulla tua proprietà.
La servitù di elettrodotto – che comprende non solo i cavi, ma anche i piloni, i tralicci, le cabine di trasformazione e tutti gli appoggi necessari – può essere costituita in tre modi legittimi.
Il primo è l’accordo volontario tra il gestore e il proprietario del fondo.
Il secondo è il procedimento amministrativo: l’autorizzazione all’impianto dell’elettrodotto, seguita – in caso di rifiuto del proprietario – da una sentenza costitutiva del giudice civile oppure da un provvedimento amministrativo di asservimento. L’autorizzazione è il presupposto necessario: senza di essa, il giudice non può pronunciare la sentenza costitutiva perché manca il fondamento stesso della domanda.
Il terzo è l’usucapione (ma serve la prova che siano effettivamente passati più di vent’anni dalla prima volta che è passata la linea elettrica e – credimi – non è affatto semplice. Buon per te!).
Un tempo queste linee nascevano quasi sempre dalla grande rete storica. Oggi sempre più spesso nascono da un fatto nuovo: i nuovi impianti da fonti rinnovabili — fotovoltaico ed eolico — devono collegarsi alla rete, e per farlo stendono linee di connessione che attraversano i terreni privati. È il motivo per cui un numero crescente di proprietari, che con l’energia non aveva mai avuto a che fare, si ritrova all’improvviso un cavo sul proprio fondo, ma le regole rimangono sempre le stesse, quindi stai in campana e continua a leggere.
Con la crescita di fotovoltaico ed eolico, sui terreni non arrivano solo i pannelli e le pale. Arriva anche, spesso in modo silenzioso, la linea che porta quell’energia fino alla rete: il cavidotto. È un cavo, di solito interrato, che può correre per chilometri e attraversare decine di fondi privati prima di raggiungere il punto di connessione. Molti proprietari lo scoprono solo quando ricevono una proposta o un avviso.
Il cavidotto è la linea che collega l’impianto rinnovabile alla rete elettrica. il cavidotto è considerato parte integrante dell’impianto, quindi opera di pubblica utilità, pertanto per passare sul tuo terreno deve essere seguito da un decreto di asservimento o dal tuo consenso, sempre e comunque dietro il pagamento di un indennizzo.
Una cosa molto tecnica, che se non capisci, non cambia la sostanza, ma è importante specificare: il cavidotto è parte integrante dell’impianto sul piano dell’opera e dell’autorizzazione — e lo resta sempre; il decreto e l’accordo non classificano l’opera, ma costituiscono il diritto, e quel diritto è una servitù di elettrodotto.
Tanto precisato, che il cavidotto sia interrato non cambia la sostanza: è meno invasivo di un traliccio, ma asservisce comunque una porzione del fondo e comunque ti è dovuto un indennizzo.
Non uno solo: ti spetta un ristoro per la fascia asservita in modo permanente, per l’occupazione temporanea del cantiere durante i lavori e per ciò che viene perso sul terreno, come le colture o gli alberi rimossi.
Qui si gioca la parte più delicata. Il principio è che il riferimento deve essere il valore reale del terreno — quello di mercato — e non una cifra simbolica o legata a un’astratta media agricola. È un punto che conta molto in concreto, perché le prime offerte tendono a partire dal basso.
Sulla diminuzione di valore serve un chiarimento onesto: non è automatica. La perdita di valore della parte non direttamente attraversata va dimostrata in modo concreto — deve essere reale e deve dipendere effettivamente dalla linea. Una limitazione generica, che grava allo stesso modo su tutti i terreni vicini, viene trattata diversamente da una perdita specifica e dimostrabile che colpisce proprio il tuo fondo. È esattamente su questa voce che, il più delle volte, si decide la differenza tra una cifra modesta e una cifra giusta.
In partica, la somma che ti viene offerta per prima è un punto di partenza, non necessariamente l’arrivo. Se non rispecchia tutto ciò che ti spetta — in particolare la diminuzione di valore — è una domanda che merita una risposta ponderata prima di accettare.
Quando lo sviluppatore ti contatta per far passare la linea, ciò che ti propone non è una cortesia da concedere in fretta: è un atto giuridico con effetti che durano per sempre. Capirlo bene, prima di aderire, è la cosa più utile che puoi fare per il tuo terreno.
Se è il tuo caso, il primo passo non è allarmarsi: è capire se quella servitù poggia su un titolo valido e se sei stato indennizzato in modo corretto. Sono due domande da cui dipende molto, e a cui si può rispondere con precisione.
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IL MIO METODO.
Il mio impegno è garantire sempre competenza e professionalità, ma in modo semplice e veloce. Accetto un caso solo se posso offrire una soluzione concreta. Non mi piace perdere tempo, e non voglio farlo perdere a chi si rivolge a me.
Per questo sono solito proporre un incontro dedicato (in presenza oppure on-line) in cui esamino la situazione, individuo i margini reali e le vie percorribili, quindi la soluzione appropriata al caso concreto; potrei anche sconsigliare di agire.
CHI SONO E COSA FACCIO
Dal novembre 2013 esercito la professione forense come titolare dello Studio Legale Cappelli, occupandomi stabilmente di contenzioso civile, contenzioso in materia di infrastrutture elettroniche, responsabilità sanitaria, grandi infortuni, procedure esecutive mobiliari e immobiliari,
Dal settembre 2014 svolgo l’incarico di professionista delegato alle vendite presso il Tribunale di Lagonegro, curando le procedure di vendita immobiliare nell’ambito delle esecuzioni forzate.
Dal dicembre 2019 sono iscritto quale gestore della crisi da sovraindebitamento del consumatore e dell’impresa presso l’Organismo di Composizione della Crisi (OCC) costituito presso il foro di Lagonegro.
Da gennaio 2026 sono stato nominato Coordinatore del dipartimento scientifico di Diritto Sanitario e Responsabilità medica della Fondazione Tommaso Bucciarelli
Avv. Igino Cappelli